Hai un progetto imprenditoriale e sei alla ricerca di fondi per dare vita al tuo business? Per quanto brillante e innovativa, un’idea da sola non basta. Per tradurla in pratica c’è bisogno delle risorse finanziarie necessarie a coprire almeno le spese e gli investimenti iniziali. Ma in un periodo di crisi come quello attuale non è sempre facile reperire tali fondi, e l’accesso al credito attraverso le modalità tradizionali si rivela spesso una strada difficile da percorrere.

Ma allora a chi rivolgerti per finanziare il tuo progetto?

Uno strumento che negli ultimi anni sta registrando una forte diffusione, soprattutto tra gli startupper, è il crowdfunding. Se ne sente parlare spesso in rete, ma il significato di questo termine è ancora sconosciuto per molti, forse perché si tratta di un metodo che soltanto recentemente ha iniziato a prendere piede in Italia. Scopriamo insieme come funziona questa modalità alternativa di finanziamento.

Cos’è il crowdfunding

Il termine in questione si può tradurre letteralmente come “finanziamento dalla folla”. Il crowdfunding, infatti, non è altro che il coinvolgimento di una comunità (o folla, crowd) per invitarla a sostenere finanziariamente un progetto attraverso donazioni o prestiti (funding). Si tratta quindi di una forma di raccolta fondi dal basso che mobilita un insieme di persone che desiderano contribuire alla realizzazione di iniziative di carattere artistico, culturale, sociale, ecc.. Negli ultimi tempi, poi, il crowdfunding si utilizza anche per finanziare progetti nel settore dell’innovazione tecnologica e della ricerca scientifica e per raccogliere donazioni in occasione di tragedie umanitarie e catastrofi naturali.

Uno dei primi e più celebri esempi di crowdfunding risale al 1885, anno in cui l’editore Joseph Pulitzer promosse attraverso il suo giornale “New York World” una campagna di raccolta fondi per finanziare il completamento del piedistallo della Statua della Libertà. Più di 120.000 cittadini newyorkesi risposero all’appello permettendo così ai promotori dell’iniziativa di raccogliere circa 100.000 dollari.

Oggi il web offre nuovi e più efficaci strumenti per dare visibilità al proprio progetto, ma il principio, nella sostanza, rimane lo stesso: coinvolgere il maggior numero di persone per invitarle a contribuire, con quote finanziarie di diversa entità, alla realizzazione di un progetto di cui si fanno sostenitori. Tra i vantaggi, per chi utilizza questo strumento, vi è anche quello di ricevere consigli utili per migliorare la propria idea.

Come funziona

Il crowdfunding rappresenta una grande opportunità per chi ha un’idea innovativa, anche piccola, ma con le caratteristiche giuste per stimolare l’interesse del pubblico.

Per dare vita ad una campagna di crowdfunding bisogna prima di tutto avere le idee chiare: sapere con certezza cosa si vuole realizzare e in che modo realizzarlo è il primo passo da cui partire. È quindi fondamentale che il progetto sia esposto in modo chiaro e dettagliato, indicando sia la cifra necessaria alla sua realizzazione che l’eventuale ricompensaper chi ha versato dei fondi. Quest’ultima può consistere in una somma di denaro, in un premio (ad esempio biglietti omaggio per un evento, un prototipo del prodotto realizzato, l’ottenimento di quote di partecipazione nell’impresa) o in un semplice ringraziamento.

A questo proposito, occorre specificare che esistono diverse tipologie di crowdfunding a seconda del tipo di ricompensa per i finanziatori o della finalità per la quale si avvia la ricerca di fondi. Le principali sono:

  • Donation based: questo modello prevede che i sostenitori di un progetto contribuiscano finanziariamente senza ricevere nulla in cambio, quindi attraverso una donazione. Si tratta di una tipologia di crowdfunding utilizzata spesso per progetti di carattere sociale o civile in cui giocano un ruolo importante l’interesse per la “causa” e il coinvolgimento emotivo;
  • Reward based: prevede una ricompensa non monetaria per coloro che investono nel progetto, ad esempio l’ottenimento di un premio (un gadget, un prodotto) oppure un ringraziamento privato o pubblico;
  • Lending based (“social lending”): si tratta di un modello di finanziamento collettivo mediante il quale persone o imprese decidono di prestarsi fondi reciprocamente con tassi di interesse più favorevoli rispetto a quelli di mercato;
  • Equity based: questo modello consente di ottenere quote di partecipazione nella società a fronte di un finanziamento sotto forma di capitale di rischio. Si tratta dell’unica forma di crowdfunding regolamentata in Italia dalla Consob e rivolta in particolare a startup e PMI innovative.

Perché una campagna di crowdfunding abbia successo è molto importante che il progetto riceva la giusta visibilità. Per condividere la propria idea, imprenditori e startupper hanno a disposizione diverse strategie. Una di queste consiste, ad esempio, nella realizzazione di un sito web nel quale illustrare dettagliatamente il proprio progetto o nella pubblicazione di video ed altri contenuti sui social network, sfruttando l’enorme potenziale offerto da queste piattaforme per far conoscere la propria idea al maggior numero possibile di amici e conoscenti. Attraverso il “passaparola” è anche possibile raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello immaginato inizialmente, con la possibilità di raccogliere fondi consistenti.

La modalità più utilizzata è però quella di rivolgersi ai portali online specializzati, meglio noti come piattaforme di crowdfunding, a cui presentare il proprio progetto (in Italia ad esempio tra i portali più conosciuti si possono citare EppelaStarteed e Crowdfunding-Italia). Se l’idea viene ritenuta valida, si fissa per prima cosa il budget necessario alla realizzazione del progetto e si stabilisce una scadenza entro la quale devono essere raccolte le somme di denaro, quindi si dà il via alla campagna di crowdfunding vera e propria.

Scaduto il termine della raccolta fondi, se la quota richiesta è stata raggiunta, il promotore può dare concreto avvio al suo progetto, informandone tutti i sostenitori e corrispondendo le eventuali ricompense. In caso contrario, quando cioè non si riesce a raggiungere il budget previsto, a seconda della tipologia di sistema adottato, il titolare del progetto potrà incassare le somme effettivamente raccolte (keep-it-all) oppure restituirle ai finanziatori (all-or-nothing). Se, infine, i fondi ottenuti sono maggiori della cifra preventivata, rimangono a disposizione del promotore per lo sviluppo del progetto.

La piattaforma di crowdfunding trattiene solitamente una piccola percentuale del capitale raccolto dal progetto, ma non sempre è così. Alcuni portali, infatti, propongono servizi completamente gratuiti, finanziandosi soltanto attraverso le donazioni offerte dagli utenti.

Articolo di Francesca Gareffa per concessione di Marco Di Sebastiano