Alla fine di maggio 2015 Unioncamere ha pubblicato il suo corposo rapporto annuale dal titolo eloquente “Alimentare il digitale. Il futuro del lavoro e della competitività dell’Italia”. Si tratta di una sintesi dell’attività di ricerca svolta in maniera continuativa da Unioncamere e dalle Camere di commercio, che indaga l’evoluzione dei fenomeni attraverso la lente delle economie territoriali e delle imprese, piccole e piccolissime, tipiche del nostro Paese, concentrandosi non sull’economia della finanza ma su quella reale. In questo documento il tema della digitalizzazione riveste un ruolo fondamentale in quanto, analizzando i dati a disposizione emerge come, negli ultimi anni, essa abbia profondamente cambiato l’interazione tra il modello scientifico-tecnologico e il sistema produttivo, sempre più condizionato dalle risorse dell’informazione e della conoscenza. E’, infatti, evidente che le tecnologie digitali stanno modificando il modo di interagire e comunicare, investendo orizzontalmente tutti i settori di attività economica. Un’attenzione specifica deve essere, quindi, rivolta alla crescita della consapevolezza dei vantaggi di competitività apportati dalla maggiore diffusione dei servizi ICT avanzati, soprattutto per le imprese localizzate nelle aree a maggiore densità imprenditoriale e nei distretti industriali dove è più elevata la presenza di PMI (che, per loro natura, hanno una minore tendenza ad avviare processi di innovazione basati sull’ICT) e dove si rileva spesso un divario digitale determinato dalla posizione geografica relativamente sfavorevole, in termini di costi di infrastruttura.

La rilevanza dell’innovazione digitale nel processo di evoluzione dei sistemi produttivi territoriali richiede, infatti, la partecipazione a reti di collaborazione tra imprese tramite l’allungamento delle filiere oltre i confini settoriali e nazionali. La rete, in quanto strumento di aggregazione del tessuto imprenditoriale italiano, si configura come un’evoluzione naturale laddove, ad esempio, l’economia distrettuale spontanea non è più in grado di rappresentare un modello competitivo vincente. Per lo sviluppo di tali reti, è tuttavia necessario il rafforzamento delle conoscenze e competenze legate all’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal web, al fine di supportare la diffusione di una cultura d’impresa orientata alla dotazione di nuovi strumenti a più elevato contenuto tecnologico.
Tutto ciò anche per aiutare le aziende a superare buona parte degli ostacoli che ancora condizionano le strategie dell’internazionalizzazione, fondamentali per la crescita delle imprese, specie quelle di piccole e medie dimensioni. In effetti, la digitalizzazione legata al web si configura come un’opportunità per favorire l’export del sistema Italia. Non solo: risponde pienamente a profonde modificazioni dei modelli di acquisto che stanno permeando le nostre abitudini di consumatori. Secondo i 1.500 esperti della Rete intervistati dal Pew Research Center, nei prossimi 10 anni Internet sarà come è oggi l’energia elettrica: meno visibile ma sempre più presente nella vita delle persone.

Allo stesso modo, sarà praticamente impossibile distinguere fra un’economia digitale e un’economia tradizionale: già oggi ha poco senso parlare di economia digitale come un settore a sé stante, vista l’importanza che ha oramai assunto la Rete nel mondo delle industrie e nei processi di produzione. Basti pensare che il 75% della ricchezza prodotta da Internet resta all’interno delle aziende cosiddette “tradizionali”, e la cifra è destinata ad aumentare. Parlare oggi di economia digitale significa quindi parlare di economia: è soltanto in questa cornice che è possibile comprendere perché i ritardi dei processi di digitalizzazione sono tra i principali fattori sui quali intervenire per innalzare la competitività dei nostri sistemi produttivi, a partire da quelli delle specializzazioni tipiche del made in Italy. D’altronde, se Internet è destinata nei prossimi anni a diventare fondamentale come l’energia elettrica, non è difficile capire che il punto non sta tanto nel creare nuove “Internet companies”, quanto piuttosto nel rendere, proprio grazie alla Rete, l’intero settore produttivo ancora più efficiente e capace.

In Italia, nei prossimi anni la tecnologia del digitale avrà il compito di fungere da motore per la nascita di nuove imprese e per lo sviluppo di quelle esistenti. Un processo in cui il web sarà lo strumento principale per la promozione di quel valore intrinseco che è il made in Italy. Non a caso, l’Osservatorio Unioncamere sulla Demografia d’Impresa segnala che quasi i due terzi delle imprese nate nel 2014 con a capo giovani “under 35” partono già attive sul web (per l’esattezza, il 65%), nel 57,2% con un proprio sito internet o nel 55,9% con una pagina Facebook. Di queste, il 45% indica poi di essere già pronto -o di stare per attrezzarsi- alla vendita on line. Soprattutto per i giovani “capitani d’impresa”, quindi, il digitale è uno stato mentale, una cultura, un modo “naturale” di fare le politiche economiche e industriali; il che non implica, ovviamente, compromettere lo spirito dell’imprenditoria italiana: grazie al digitale, il mondo del made in Italy ha l’opportunità di divenire ancora più grande, conservando le proprie tradizioni ma intercettando una domanda globale di prodotti di eccellenza in forte crescita, a partire dalle nostre produzioni artigianali o dalla gastronomia.

Rapporto Unionamere 2015 “Alimentare il Digitale”

Fonte http://www.starnet.unioncamere.it